Venerdì, 23 Ottobre 2020

dicono con noi

I tamburi dell'Imperatore - da "Imperatore Jones" di E. O' Neal

  • L’originale progetto congiunto di Marianna Leoni e Claudio Rovagna (per Specchi Sonori) e di Isabella Carloni (per Rovine Circolari) s’ispira a L’imperatore Jones di Eugene O’Neill,
 
Il grande drammaturgo statunitense, premio Nobel per la letteratura, uno dei padri del Teatro nordamericano, che già agli inizi del ‘900 fondeva nella drammaturgia immaginazione romantica, amaro realismo, mito classico e nuovi feticci, tinte metafisiche e immersioni psicanalitiche , slancio energico   e nostalgia di sogni .
Qui ne I tamburi dell’imperatore i piani di quella lettura restano lo sfondo su cui si sviluppa un’ulteriore ricerca: elementi di una drammaturgia visiva sonora e vocale, che rimettono in gioco lo stesso spazio scenico con l’intero spazio del teatro e con il luogo del pubblico diventano altrettanto fondanti della struttura creativa
Lo spettatore è immerso in uno spazio circolare a cui concorre tanto la drammaturgia testuale - il dramma di O’Neal, con intrecci e ombre di testi diversi - quanto immediatamente anche il meta-testo visivo e sonoro elaborato dal Teatro dei Luoghi di Marianna de Leoni e Claudio Rovagna per Specchi Sonori, che sfidano il luogo scenico, ricreandolo come scaturigine di un significato da vedere, ascoltare e vivere e dalla Drammaturgia della voce di Isabella Carloni ,per Rovine Circolari, che assume su di sé il compito di abitare quel luogo, di evocarlo o esplorarlo attraverso l’infinita gamma che passa tra la voce che dice e la voce che parla.
In questo spazio-isola, che esplode e si ricontrae, in un movimento vitale della scena, che coinvolge e ingloba la platea stessa, si muovono le figure di Jones e di Smithers (il suo alter ego o demone/accusatore)- protagonisti della vicenda: emergono dallo sfondo, come le figure di Bacon dalle loro campiture, per tornare a scomparirvi come nello spazio onirico.
In quello stesso spazio anche il pubblico viene a vivere in prima persona gli echi della vicenda, la fuga da sé, o l’essere rincorsi e vinti dalle proprie paure, e a “sapere” dell’inconsistenza del reale di fronte alla maestosa grandezza dei nostri sogni e dei nostri incubi.
Con la sfida del luogo scenico anche i sensi del dramma si frantumano e si amplificano lasciando emergere sensi nascosti: lo stesso gesto sacrificale insito nell’atto teatrale si insinua nella percezione di sé e di una realtà fatta illusione dentro e fuori dal teatro. Si affaccia dall’opera riattualizzata la condizione di un occidente contemporaneo, assediato dalla paura di un mondo diverso, un occidente che non vuole guardare le sue colpe e cerca di sfuggirle nel deserto vuoto di una presunta bellezza del palazzo. 
 
Rassegna "RICERCA DI TEATRO"  -  AMAT, Comune di Osimo Ass.to alla Cultura, A.S.S.O. , con il contributo di Regione Marche, MIBACT 
 

per la Tempesta di W. Shakespeare- L'isola deserta del quotidiano

Un progetto del Teatro dei Luoghi del 2013 - Macerata Antichi Forni”

L’isola è piena di questi sussurri,

di dolci suoni, rumori, armonie…

A volte son migliaia di strumenti
che vibrando mi ronzano agli orecchi;
altre volte son voci sì soavi,
che pur se udite dopo un lungo sonno,
mi conciliano ancora con Morfeo,tempesta scena 2
e allora, in sogno, sembra che le nuvole si spalanchino e scoprano tesori
pronti a piovermi addosso; ed io mi sveglio,
nel desiderio di dormire ancora”.

Per La tempesta di W. Shakespeare, attraverso l’isola deserta del quotidiano
Progetto speciale dell'Accademia di Belle Arti di Macerata

Associazione Specchi Sonori –
Musiche originali di Claudio Rovagna
Sperimentale Teatro A di Macerata
Casa delle culture di Roma

10 -16 luglio 2013
luogo
Antichi forni di MacerataLa sperimentazione artistica raccoglie un percorso di studi preliminari alla messa in scena teatrale d di Teatro dei Luoghi , Teatro di Performance d'Arte.
Le poetiche, i rimandi tematici incontrati supportano anche un é vento aperto al pubblico che prende in prestito le intenzioni registiche nonché il testo filosofico di Gilles Deleuze “L’Isola deserta” per generare l'offerta al pubblico di uno spazio poetico da percorrere, e da percorrere in più direzioni .
Non una mostra, non un'installazione, ma la volontà di invitare il pubblico a percorrere l'isola di Prospero, fruendo di immagini, musica, suoni, voci vivendo in prima persona lo spazio circolare creato, e sentendosi protagonista dei significati e del tempo che vi trascorre.
Questo può anche farci riflettere su un tempo della vita e spazi che attraversiamo ogni giorno che talvolta non vediamo più, fuorviati dall'abitudine.
Il progetto, prodotto assieme all'Accademia di Belle Arti di Macerata riunisce opere di artisti giovani allievi dell'Accademia con quelle di altri autori ed artisti ed accoglie una serie di spunti metaforici, che dal Teatro Shakespeariano muovono a significare la relazione con il tempo, con lo spazio, anche con il proprio naufragio simbolico... quando ci troviamo sulla soglia di una nuova scelta da compiere.

Ideazione Progetto artistico – direzione artistica
Marianna de Leoni
Musiche originali registrazione
Claudio Rovagna
Luci
Stefano Romagnoli
Attori Fabio Bacaloni –Marco Carlaccini – Patrizia D’orsi – Maria Novella Gobbi
Regia Marianna De Leonitempesta scena

 

L’isola non è i deserta se noi vi siamo.
La percorriamo come i naufraghi potati dalla Tempesta che Prospero ha suscitato.
Egli non vuole farlo con i suoi libri magici, né col suo mantello, né con la bacchetta …per lui la suscita Ariel, musica pura e suono.

E l’isola è tutta piena di dolci voci e di sussurri.
Lungo il corridoio del disinganno scorgiamo ciò che resta di illusioni passate. Ombre forse o forse tracce di qualcosa che pure ormai ci si rivela  finito o finto.
Forse è il Teatro stesso che ci appare come un gioco talmente posticcio da farci sorridere della nostra illusione … eppure noi rinnoviamo la nostra illusione.

Disingannati procediamo a ritroso, verso un illusione, verso la chimera, la fata morgana dei nostri sogni .. nel bosco dell’altrove e nel mare della dimenticanza dentro nell’intimo del nostro tempo e del nostro pensiero. Sappiamo che è illusione, suggestione – tutto è solo una rappresentazione, un racconto che finisce e noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni …. Ma se dunque è questa la nostra sostanza, noi ci aggrappiamo come naufraghi alla deriva dei ostri sogni, di ciò che resta di essi, dei loro relitti e risaliamo indietro in una memoria di altre speranze.
Profondamente ci accorgiamo che, facendo questo, si quieta in noi il rimprovero di ciò che eravamo e che ci rinnova il desiderio di sognare , essere dunque ancora .
Noi non possiamo rinunciare a sognare, e senza luogo e senza tempo il sogno della bellezza potrà compiersi perché con esso noi realizziamo ciò di cui siamo fatti e per cui siamo fatti. Godere dunque della bellezza della vita e ricominciare su quest’isola deserta perché il suo deserto ci si offe come straordinaria e magica occasione… un silenzio ed uno spazio nuovo.
Passiamo oltre.
Marianna de Leoni

Teatro dei luoghi - Progetti teatrali

 

Appunti01

Il Teatro dei Luoghi, , muove da assunti   operativi e di ricerca della nostra Associazione: produrre una serie di ricerche sulla meta- teatralità che implicano il tema degli spazi e dei luoghi, congiuntamente. Non solo, quindi, un teatro che si appropria di spazi diversi, ma una costruzione di drammaturgia degli spazi scelti. 

 Questo   con tutta la varietà e complessità dei linguaggi artistici , delle pratiche tecniche e tecnologiche, delle possibili applicazioni, ma sempre e comunque in una dimensione progettuale, trasversale, con molteplici rimandi e al servizio di una organizzazione complessa di segni e di linguaggi comunque volta e finalizzata ad una “ testualità”.
Non si può prescindere, parlando del teatro, né dalla visione, né dallo spazio e dal luogo. C’è un luogo della rappresentazione ed uno spazio della rappresentazione, che è lo spazio dell’attore e lo spazio del pubblico, e lo spazio della parola e del respiro. C’è una separazione più o meno netta tra queste porzioni di spazio e la storia dello spettacolo dal vivo ha visto cambiamenti degli edifici o dei siti dedicati allo spettacolo e cambiamenti delle relazioni dello spazio fisico tra gli attori e il pubblico. Ognuna di queste differenze crea il senso della rappresentazione . Esiste poi uno spazio a sua volta rappresentato: il luogo del dramma, il luogo della vicenda narrata e messa in scena, il luogo della metafora, il luogo del tempo.
Quanto si voglia illudere il pubblico che quello spazio della scena sia “altrove”, o sia presente, che quei segni visibili fatti di scene dipinte, o plastiche, di luce, di fughe prospettiche, o di vuoto, appartengano davvero ad un luogo diverso…. O quanto invece si voglia fare immaginare ,in quello spazio dato della scena, soltanto l’illusione di un altrove, dipende dal senso e dallo spirito dello spettacolo in quel momento storico, per quella cultura umana.
Noi da tempo cerchiamo di capovolgere spazi e trovare luoghi di illusione …. Ma non significa solo fare teatro in spazi diversi, significa (forse) cercare il teatro altrove… perfino oltre l’attore
M. de Leoni