Giovedì, 15 Novembre 2018

dicono con noi

L sCENA DEI pICCOLI VA A scUOLA

Anche quest'anno 2018-2019 una proposta particolare per matinèes al Teatro La NUOVA FENICE  di Osimo  affianca la stagione del sabato pomeriggio de La Sccena dei Piccoli.

Una proposta specifica per le scuole , aperta a utto il pubblico, ma rivolta in modo particolare ai bambini e ragazzi  delle Scuole primarie e medie di  Osimo con i loro insegnanti.

La nuova stagione per le Scuol,  con tre titoli selezionati tra le più interessanti proposte, parla  ai bambini ed ai ragazzi del valore della Lettura e della Musica.

Anche sulla pagina Fb LA SCENA DEI PICCOLI,

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Ancora qualche riflessione per Il premio Nazionale Otello Sarzi 2018

Premio Sarzi 2018 – Ultime riflessioni di Specchi Sonori

Abbiamo già pubblicato, anche sulla nostra pagina e sul nostro sito, le belle recensioni di Renata Rebeschini Direttrice “Istituto di Sperimentazione e Diffusione del Teatro per Ragazzi-Centro Studi Giovanni Calendoli onlus”, e del Festival Nazionale del Teatro per i Ragazzi di Padova) e di Mario Bianchi, Direttore della rivista telematica di teatro ragazzi “Eolo”, della nostra Giuria. Sono pubblicate le motivazioni del Premio, a Kuziba Teatro, alla Compagnia Numeri 11 ,per la sezione Studi e al Carnevale degli animali, di Federico Pieri – Terzo Studio attribuita dalla giuria dei Bambini.

Aggiungo ora qualche mio pensiero a quelli che abbiamo espressi con Claudio Rovagna per la sezione Studi, come Specchi Sonori.

Ci teniamo a sottolineare, se servisse, il premio meritatissimo di menzione speciale a Mattia Zecchi col suo “Fagiolino e il Cavalier Sbragafegati: uno spettacolo di burattini in baracca della Scuola di tradizione di Bologna che si pone come squisito e puro esercizio di stile della tradizione. I bambini del pubblico, ignorano assolutamente il nostro disquisir sulla tradizione del burattino, ma ridevano entusiasti, gustavano il ritmo;

ridevano consapevoli di essere davanti ad una Commedia, in dialetto, davanti a un’operazione “teatrale” , anche complessa per la loro attenzione, con tanto di intervallo, con molti personaggi, tutti interpretati con voci diverse dal bravissimo Mattia. Un’operazione teatrale “importante” nella comicità della baracca, delle legnate, degli scambi di senso, lontana apparentemente dal loro gusto di bambini contemporanei, ma i piccoli si sbellicavano per i ritmi, per i paradossi, per le legnate… C’è insomma un valore della tradizione non solo per noi addetti, un valore di continuità e di trasmissione, ma anche di freschissima rigenerazione, assolutamente capace di colpire e rapire il riso del pubblico dei più piccoli. Specchi Sonori proviene oggi da Bologna e da un interessante incontro dibattito presso il Festival Burattini a Bologna, costruito da un ricercatore attento ed un artista sanguigno come Riccardo Pazzaglia, si è parlato di tradizione, di saperi antichi, pensiamo alla loro attualizzazione.

Continuo a proporre i miei appunti e non perché dimentichi qualcuno, non intendo scrivere su tutti i nostri ospiti : siamo felici del ricco commento dei nostri colleghi e da parte nostra , oltre che in Giuria, sentiamo la responsabilità di “padroni di casa” per tutti gli artisti. Restano però alcune riflessioni personalissime inespresse.

Per Rosa del Teatro C’Art, di e con Teresa Bruno, l’attenzione della giuria è stata catturata, non del tutto positive alcune impressioni. Concordo sul fatto che a livello di rappresentazione in palcoscenico, con la tirannia significante di un palcoscenico classico, “all’italiana” non convincesse del tutto il ritmo dello spettacolo e concordo che l’occasione del gigantesco oggetto/presenza di una attaccapanni smisurato con un paltò maschile non fosse del tutto sfruttato come drammaturgia… va detto però che non è del tutto vero che si trattasse di teatro “comico”, piuttosto di clownerie, senza parole e con giochi e gag che certo hanno avuto il difetto di farsi ripetitive.

Va sottolineata però la costruzione di un personaggio Clown femminile

Teresa Bruno in ogni caso si è presentata con una forza dirompente, un clown al femminile con il suo perfetto carico di verve aggressiva e di soffio naïve. Una augusta convincente e buffa, e molto divertente nel piglio di varcare e attraversare tutto il palcoscenico, di spiazzare lo spazio facendo circo, di entrare come una figura attoriale e perdersi poi nella sua comicità che ci faceva tenerezza. Per dire: un clown femminile, in un contesto strano come il palcoscenico, potrebbe sviluppare scene molto interessanti, serve secondo me, più elaborazione drammaturgica proprio dello spazio del palcoscenico e delle sue contraddizioni per un clown .. Anzi una clown.

Infine. L’anatra e la morte, del Teatro Puntino Rosso di Paolo Sette. I bambini lo hanno premiato come loro “secondo spettacolo gradito”, per una incollatura dall’altro bellissimo spettacolo “Il carnevale degli animali” di e con Federico Pieri (vincitore del Premio Giuria dei Bambini). I nostri piccoli giurati sono stati attentissimi e non si sono fatti trascinare dal divertimento di altri spettacoli, pure graditissimi: sono stati più affascinati ancora dall’emozione.

Sul bellissimo lavoro di Paolo Sette molto è già stato detto. Paolo ha messo in scena con delicati burattini “La morte, l’anatra e il tulipano” di Wolf Erlbruch, ed ha scelto di creare i suoi burattini con una estetica molto vicina alle illustrazioni dello stesso Erlbruch. L’anatra come stupita e incantata col lungo becco, la morte delicata anche se in una icona che trascinava con sé l’immaginario medioevale di ogni ballata macabra.  

Paolo Sette non ha rimaneggiato la levità del capolavoro letterario per l’infanzia, e nemmeno quel senso di smarrimento e di tenerezza surreale che ha l’anatra come disegnata dallo stesso autore Erlbruch.

Paolo Sette, ha secondo me lo stesso candore dell’anatra, la stessa leggerezza carica di senso.

Così non ha alterato il percorso visivo del libro, un percorso soffiato di piccole cose che ci trascinano l’incantevole spettacolo della vita. Paolo Sette ha preso su di se, come un menestrello un capolavoro narrativo da far vivere, Grandissima semplicità di maestro.

Marianna de Leoni

Paolo Sette - Teatro Il Puntino rosso - L'Anatra e la Morte

 

 

I tamburi dell'Imperatore - da "Imperatore Jones" di E. O' Neal

  • L’originale progetto congiunto di Marianna Leoni e Claudio Rovagna (per Specchi Sonori) e di Isabella Carloni (per Rovine Circolari) s’ispira a L’imperatore Jones di Eugene O’Neill,
 
Il grande drammaturgo statunitense, premio Nobel per la letteratura, uno dei padri del Teatro nordamericano, che già agli inizi del ‘900 fondeva nella drammaturgia immaginazione romantica, amaro realismo, mito classico e nuovi feticci, tinte metafisiche e immersioni psicanalitiche , slancio energico   e nostalgia di sogni .
Qui ne I tamburi dell’imperatore i piani di quella lettura restano lo sfondo su cui si sviluppa un’ulteriore ricerca: elementi di una drammaturgia visiva sonora e vocale, che rimettono in gioco lo stesso spazio scenico con l’intero spazio del teatro e con il luogo del pubblico diventano altrettanto fondanti della struttura creativa
Lo spettatore è immerso in uno spazio circolare a cui concorre tanto la drammaturgia testuale - il dramma di O’Neal, con intrecci e ombre di testi diversi - quanto immediatamente anche il meta-testo visivo e sonoro elaborato dal Teatro dei Luoghi di Marianna de Leoni e Claudio Rovagna per Specchi Sonori, che sfidano il luogo scenico, ricreandolo come scaturigine di un significato da vedere, ascoltare e vivere e dalla Drammaturgia della voce di Isabella Carloni ,per Rovine Circolari, che assume su di sé il compito di abitare quel luogo, di evocarlo o esplorarlo attraverso l’infinita gamma che passa tra la voce che dice e la voce che parla.
In questo spazio-isola, che esplode e si ricontrae, in un movimento vitale della scena, che coinvolge e ingloba la platea stessa, si muovono le figure di Jones e di Smithers (il suo alter ego o demone/accusatore)- protagonisti della vicenda: emergono dallo sfondo, come le figure di Bacon dalle loro campiture, per tornare a scomparirvi come nello spazio onirico.
In quello stesso spazio anche il pubblico viene a vivere in prima persona gli echi della vicenda, la fuga da sé, o l’essere rincorsi e vinti dalle proprie paure, e a “sapere” dell’inconsistenza del reale di fronte alla maestosa grandezza dei nostri sogni e dei nostri incubi.
Con la sfida del luogo scenico anche i sensi del dramma si frantumano e si amplificano lasciando emergere sensi nascosti: lo stesso gesto sacrificale insito nell’atto teatrale si insinua nella percezione di sé e di una realtà fatta illusione dentro e fuori dal teatro. Si affaccia dall’opera riattualizzata la condizione di un occidente contemporaneo, assediato dalla paura di un mondo diverso, un occidente che non vuole guardare le sue colpe e cerca di sfuggirle nel deserto vuoto di una presunta bellezza del palazzo. 
 
Rassegna "RICERCA DI TEATRO"  -  AMAT, Comune di Osimo Ass.to alla Cultura, A.S.S.O. , con il contributo di Regione Marche, MIBACT 
 

Premio Otello Sarzi 2018 : La Recensione di Renata Rebeschini

Premio Naz.le Sarzi 2018 ad Osimo con la Scena dei Piccoli:
la bellissima e ricca recensione della nostra Renata Rebeschini - Giuria Nazionale - Fondazione Calendoli onlus Teatro Ragazzi. Padova.
Grazie Renata

PREMIO NAZIONALE OTELLO SARZI
NUOVE FIGURE DEL TEATRO RAGAZZI ITALIANO
L’opinione di Renata Rebeschini

Per il secondo anno consecutivo il Premio Nazionale Otello Sarzi è tornato nella bella Osimo che per tre giorni è diventata la Città dei bambini, con quattro spettacoli teatrali al giorno, sempre molto frequentati. Inoltre per due mattine abbiamo potuto seguire la sezione Spazio Studi con la presentazione di alcuni spettacoli in cantiere. Prima di parlare di entrambe le proposte, è necessario sottolineare il grande impegno e professionalità degli organizzatori, Marianna De Leoni e Claudio Rovagna, anime dell’associazione Specchi sonori, che hanno trasformato giorni di studi e di lavoro in momenti di piacevole incontro e confronto tra professionisti del settore. L’ambiente accogliente e la disponibilità degli ospiti hanno ancor più contribuito alla riuscita della manifestazione.
E ora veniamo agli spettacoli visti, cominciando dalla sezione studi.
SPETTACOLI IN CANTIERE/STUDI
Solo tre sono stati gli spettacoli ammessi alla sezione in quanto gli unici provvisti dei requisiti previsti, cioè di spettacoli ancora non del tutto completi, anzi, meglio ancora, solo alla prima stesura e bisognosi di suggerimenti ed aiuti, che la giuria ha con piacere elargito.
Cominciamo dal primo, che, tra l’altro, la giuria ha designato vincitore, Alice viene dal paese. A presentarlo è stata Valentina Illuminati (associazione Numeri 11 di Grottammare), una giovane attrice che sta scrivendo il testo con Silvia Lambogia. L’idea è nata in una specie di confronto tra il binario delle meraviglie dell’Alice di Carrol e quello della quotidianità di un’altra Alice, una piccolina nata all’Oasi dei Monti, un quartiere panoramico di Grottammare, affetta da una malattia genetica di cui ancora non si sa nulla. Certo un tema forte, pregnante, che Valentina ha saputo tradurre, in questo primo canovaccio, con una forza drammaturgica davvero promettente. Alcuni stralci da lei letti si sono dimostrati già ricchi di un’intensità e convinzione da colpire mente e cuore; per la nostra piccola Alice, che non piange mai, anzi, sorride sempre, tutto è meraviglia: dalla mamma, la sua Regina Bianca, il papà, il Brucaliffo, la sorella, lo Stregatto, i medici, Bianconiglio, Verdeconiglio, Rossoconiglio, agli amici, Cappellaio matto ecc.
Aspettiamo con grande curiosità il raggiungimento dell’obiettivo finale!
La Casa delle Storie /Teatro dell’Orsa (RE) ha presentato FilaFiaba, Le tre melarance, una fiaba del Gozzi. Due attrici e un musicista raccontano e cantano una storia che sempre colpisce e regala pensieri e sogni. Lo spettacolo di per sé è già completo e la prima domanda della giuria è stata “ma di cosa avete bisogno da noi?”. Loro hanno risposto che cercavano qualcosa che completasse maggiormente il racconto in modo da arricchirlo e renderlo più corposo, ma secondo il parere di tutti lo spettacolo era già compiuto e si leggeva perfettamente che dietro c’era una regia esperta. Mio personale suggerimento è inserire all’interno una storia parallela, senza toccare quella già allestita e apprezzabile.
La luna nuova, presentata dal Teatro Puntino Rosso di Milano, ha visto il burattinaio Paolo Sette, su drammaturgia di Marco Lucci. La principessa è molto malata e per guarire vuole la luna… ma come si può fare? Si chiede ai saggi, agli sciocchi, a chiunque possa dare un aiuto, ma saranno i burattini a risolvere… lo spettacolo è ancora da completare, ma promette cose interessanti.

PREMIO NAZIONALE OTELLO SARZI

La kermesse è iniziata con il divertente spettacolo Fagiolino e il terribile Cavalier Sbragafegati, presentato da I burattini di Mattia. Un testo della tradizione magistralmente proposto di Mattia Zecchi che ha saputo divertire anche grazie alle sue ottime capacità nel muovere i burattini e per la grande capacità di utilizzare le voci per ogni personaggio.

Febo Teatro ha presentato Clarabella e le rabbiastorie, uno spettacolo che suggerisce un modo per affrontare le reazioni furibonde che a volte vediamo nei bambini. Clarabella e l’amico Tobia si sono nascosti nello sgabuzzino della scuola per sfuggire ad una punizione, a causa del loro carattere irascibile. Sarà proprio nello stanzino che scopriranno piccole porte che li faranno entrare in altri locali dove incontreranno strani personaggi che insegneranno loro come gestire i momenti di rabbia.
Avevo già avuto modo di assistere allo spettacolo in un teatro in cui la possibilità di usufruire del buio e dei giochi di luce mi aveva permesso di apprezzare il lavoro, che, ad Osimo, essendo in uno spazio aperto e alla luce del giorno non ha ottenuto lo stesso risultato. Ma Claudia e Matteo sono bravi e certamente faranno ancora ammirare il loro lavoro.

Rosa del Teatro C’art, di e con Teresa Bruno è uno spettacolo di teatro comico, che, in questo caso, non ha convinto del tutto: Rosa si esibisce in una serie di gag, ma spesso troppo ripetitive e quindi noiose. Anche l’interessante, enorme attaccapanni con un altrettanto enorme cappotto che fa da scenografia non viene usato per l’importanza che potrebbe avere, quindi, pur se molti passaggi (lo straordinario abito rosso e le enormi gomme di auto e camion) incuriosiscono la loro ripetitività finisce con il bloccare lo spettacolo.

Il Teatro della sete ha proposto la messa in scena di Falù, lo spettacolo presentato lo scorso anno nella sezione studi. Qui non ci sono stati grandi ampliamenti rispetto allo studio già visto, cioè non sono stati migliorati certi passaggi mentre ci si è persi in particolari non sempre indovinati. La tecnica usata è quella dei pupazzi, che i due interpreti muovono a vista; Falù ha perso il suo papà in mare e approda in un’isola dove incontra vari animali e dove sempre chiede ad ognuno di fargli da papà. Sarà, alla fine, il dottor Toff, un ricercatore che vive sull’isola, a farsi carico del difficile ruolo di padre.

L’anatra e la morte, del Teatro Puntino Rosso e Paolo Sette racconta, con i burattini, la storia dell’amicizia tra un’anatra e la morte. Eppure, al di là del tema che sembra difficile per i piccoli, lo spettacolo ha saputo cogliere l’attenzione anche dei piccoli grazie ai piacevoli dialoghi, spesso ironici e divertenti, e alla delicatezza del racconto.

Bistrot, dell’Atelier teatrale Carro Navalis, si presenta con la dicitura: servi senza padrone… e senza cucina… E senza costrutto, aggiungo io. Una rappresentazione amatoriale, con lazzi spesso volgari e con due attori che non hanno saputo dare dignità allo spettacolo. Ça suffit.

E finalmente, in serata, uno spettacolo davvero di alta qualità, intelligente e ben rappresentato dai due bravi attori, Bruno Soriato e Annabella Tedone per la regia di Raffaella Giancipoli. Mi riferisco a Vassilissa e la Babaracca, di Kuziba Teatro, con le magiche scene dello stesso Bruno Soriato.
Prima della sua dipartita, la mamma di Vassilissa dona alla piccolina una bambolina che ha le sue stesse fattezze e alla quale chiedere aiuto nelle difficoltà, che si presenteranno presto con la convivenza con la matrigna e nell’attesa del babbo lontano per lavoro. Vassilissa è talmente disponibile e obbediente da irritare ulteriormente la matrigna che, con la scusa di prendere il fuoco, la manda nel bosco dalla strega Babaracca che riduce i bambini in polpette. Le prove alle quali viene sottoposta verranno superate grazie all’aiuto della bambolina e, ovviamente, si arriva al lieto fine. Belle e suggestive le musiche, di grande effetto, come già scritto, la macchina scenica che rappresenta la strega.

Subito dopo Vassilissa sembrava difficile accontentare nuovamente il pubblico, invece Il Carnevale degli animali, della Compagnia Terzo Studio si è presentato con grande modestia dimostrando, all'opposto, un’ottima preparazione e una raffinata simpatia. Federico Pieri, sulle musiche di Saint-Saens, ha giostrato con competenza in vari campi, dalla magia alle clownerie, dalle ombre cinesi, al teatro di figura, fino all’uso con i disegni sulla sabbia eseguiti sulla lavagna luminosa.

Teatro a Dondolo con Fantasia di Marionette: una performance con marionette a filo animate a vista da Michela Cannoletta ha piacevolmente raccontato la storia del gnomo Paolo alla ricerca di un posto tranquillo dove riposarsi. Va nel bosco dove incontra altri personaggi/marionette che Michela accompagna con delicatezza e sensibilità.

Cappuccetto e il Lupo bianco, di Fiabrica, apprezzato lo scorso anno nella sezione studi, non ha convinto in uno spazio non idoneo e per una proposta piuttosto difficile e troppo allegorica.

La rassegna si è conclusa con Ballata d’autunno, del Teatro nelle foglie. Uno spettacolo con scenografie ed effetti davvero straordinari. Fin da subito le bellissime immagini riempiono occhi e cuore, e l’aspettativa diventa enorme. Purtroppo lo spettacolo, senza parole, diventa in più punti troppo lento; ci si chiede “e adesso?” ma non succede nulla. Marta Finazzi fa l’acrobata, Nicolas Benincasa giocolerie e altro, eppure manca un vero collegamento, una drammaturgia che unisca i vari passaggi e che faccia del circo anche un momento di teatro. Comunque uno spettacolo di qualità che va premiato, con forti suggestioni e passaggi emozionanti.

 

Mattia Zecchi  - Fagiolino e il terribile Cavalier Sbragafegati - menzione speciale 2018

per la Tempesta di W. Shakespeare- L'isola deserta del quotidiano

Un progetto del Teatro dei Luoghi del 2013 - Macerata Antichi Forni”

L’isola è piena di questi sussurri,

di dolci suoni, rumori, armonie…

A volte son migliaia di strumenti
che vibrando mi ronzano agli orecchi;
altre volte son voci sì soavi,
che pur se udite dopo un lungo sonno,
mi conciliano ancora con Morfeo,tempesta scena 2
e allora, in sogno, sembra che le nuvole si spalanchino e scoprano tesori
pronti a piovermi addosso; ed io mi sveglio,
nel desiderio di dormire ancora”.

Per La tempesta di W. Shakespeare, attraverso l’isola deserta del quotidiano
Progetto speciale dell'Accademia di Belle Arti di Macerata

Associazione Specchi Sonori –
Musiche originali di Claudio Rovagna
Sperimentale Teatro A di Macerata
Casa delle culture di Roma

10 -16 luglio 2013
luogo
Antichi forni di MacerataLa sperimentazione artistica raccoglie un percorso di studi preliminari alla messa in scena teatrale d di Teatro dei Luoghi , Teatro di Performance d'Arte.
Le poetiche, i rimandi tematici incontrati supportano anche un é vento aperto al pubblico che prende in prestito le intenzioni registiche nonché il testo filosofico di Gilles Deleuze “L’Isola deserta” per generare l'offerta al pubblico di uno spazio poetico da percorrere, e da percorrere in più direzioni .
Non una mostra, non un'installazione, ma la volontà di invitare il pubblico a percorrere l'isola di Prospero, fruendo di immagini, musica, suoni, voci vivendo in prima persona lo spazio circolare creato, e sentendosi protagonista dei significati e del tempo che vi trascorre.
Questo può anche farci riflettere su un tempo della vita e spazi che attraversiamo ogni giorno che talvolta non vediamo più, fuorviati dall'abitudine.
Il progetto, prodotto assieme all'Accademia di Belle Arti di Macerata riunisce opere di artisti giovani allievi dell'Accademia con quelle di altri autori ed artisti ed accoglie una serie di spunti metaforici, che dal Teatro Shakespeariano muovono a significare la relazione con il tempo, con lo spazio, anche con il proprio naufragio simbolico... quando ci troviamo sulla soglia di una nuova scelta da compiere.

Ideazione Progetto artistico – direzione artistica
Marianna de Leoni
Musiche originali registrazione
Claudio Rovagna
Luci
Stefano Romagnoli
Attori Fabio Bacaloni –Marco Carlaccini – Patrizia D’orsi – Maria Novella Gobbi
Regia Marianna De Leonitempesta scena

 

L’isola non è i deserta se noi vi siamo.
La percorriamo come i naufraghi potati dalla Tempesta che Prospero ha suscitato.
Egli non vuole farlo con i suoi libri magici, né col suo mantello, né con la bacchetta …per lui la suscita Ariel, musica pura e suono.

E l’isola è tutta piena di dolci voci e di sussurri.
Lungo il corridoio del disinganno scorgiamo ciò che resta di illusioni passate. Ombre forse o forse tracce di qualcosa che pure ormai ci si rivela  finito o finto.
Forse è il Teatro stesso che ci appare come un gioco talmente posticcio da farci sorridere della nostra illusione … eppure noi rinnoviamo la nostra illusione.

Disingannati procediamo a ritroso, verso un illusione, verso la chimera, la fata morgana dei nostri sogni .. nel bosco dell’altrove e nel mare della dimenticanza dentro nell’intimo del nostro tempo e del nostro pensiero. Sappiamo che è illusione, suggestione – tutto è solo una rappresentazione, un racconto che finisce e noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni …. Ma se dunque è questa la nostra sostanza, noi ci aggrappiamo come naufraghi alla deriva dei ostri sogni, di ciò che resta di essi, dei loro relitti e risaliamo indietro in una memoria di altre speranze.
Profondamente ci accorgiamo che, facendo questo, si quieta in noi il rimprovero di ciò che eravamo e che ci rinnova il desiderio di sognare , essere dunque ancora .
Noi non possiamo rinunciare a sognare, e senza luogo e senza tempo il sogno della bellezza potrà compiersi perché con esso noi realizziamo ciò di cui siamo fatti e per cui siamo fatti. Godere dunque della bellezza della vita e ricominciare su quest’isola deserta perché il suo deserto ci si offe come straordinaria e magica occasione… un silenzio ed uno spazio nuovo.
Passiamo oltre.
Marianna de Leoni