Venerdì, 18 Gennaio 2019

Ancora qualche riflessione per Il premio Nazionale Otello Sarzi 2018

Premio Sarzi 2018 – Ultime riflessioni di Specchi Sonori

Abbiamo già pubblicato, anche sulla nostra pagina e sul nostro sito, le belle recensioni di Renata Rebeschini Direttrice “Istituto di Sperimentazione e Diffusione del Teatro per Ragazzi-Centro Studi Giovanni Calendoli onlus”, e del Festival Nazionale del Teatro per i Ragazzi di Padova) e di Mario Bianchi, Direttore della rivista telematica di teatro ragazzi “Eolo”, della nostra Giuria. Sono pubblicate le motivazioni del Premio, a Kuziba Teatro, alla Compagnia Numeri 11 ,per la sezione Studi e al Carnevale degli animali, di Federico Pieri – Terzo Studio attribuita dalla giuria dei Bambini.

Aggiungo ora qualche mio pensiero a quelli che abbiamo espressi con Claudio Rovagna per la sezione Studi, come Specchi Sonori.

Ci teniamo a sottolineare, se servisse, il premio meritatissimo di menzione speciale a Mattia Zecchi col suo “Fagiolino e il Cavalier Sbragafegati: uno spettacolo di burattini in baracca della Scuola di tradizione di Bologna che si pone come squisito e puro esercizio di stile della tradizione. I bambini del pubblico, ignorano assolutamente il nostro disquisir sulla tradizione del burattino, ma ridevano entusiasti, gustavano il ritmo;

ridevano consapevoli di essere davanti ad una Commedia, in dialetto, davanti a un’operazione “teatrale” , anche complessa per la loro attenzione, con tanto di intervallo, con molti personaggi, tutti interpretati con voci diverse dal bravissimo Mattia. Un’operazione teatrale “importante” nella comicità della baracca, delle legnate, degli scambi di senso, lontana apparentemente dal loro gusto di bambini contemporanei, ma i piccoli si sbellicavano per i ritmi, per i paradossi, per le legnate… C’è insomma un valore della tradizione non solo per noi addetti, un valore di continuità e di trasmissione, ma anche di freschissima rigenerazione, assolutamente capace di colpire e rapire il riso del pubblico dei più piccoli. Specchi Sonori proviene oggi da Bologna e da un interessante incontro dibattito presso il Festival Burattini a Bologna, costruito da un ricercatore attento ed un artista sanguigno come Riccardo Pazzaglia, si è parlato di tradizione, di saperi antichi, pensiamo alla loro attualizzazione.

Continuo a proporre i miei appunti e non perché dimentichi qualcuno, non intendo scrivere su tutti i nostri ospiti : siamo felici del ricco commento dei nostri colleghi e da parte nostra , oltre che in Giuria, sentiamo la responsabilità di “padroni di casa” per tutti gli artisti. Restano però alcune riflessioni personalissime inespresse.

Per Rosa del Teatro C’Art, di e con Teresa Bruno, l’attenzione della giuria è stata catturata, non del tutto positive alcune impressioni. Concordo sul fatto che a livello di rappresentazione in palcoscenico, con la tirannia significante di un palcoscenico classico, “all’italiana” non convincesse del tutto il ritmo dello spettacolo e concordo che l’occasione del gigantesco oggetto/presenza di una attaccapanni smisurato con un paltò maschile non fosse del tutto sfruttato come drammaturgia… va detto però che non è del tutto vero che si trattasse di teatro “comico”, piuttosto di clownerie, senza parole e con giochi e gag che certo hanno avuto il difetto di farsi ripetitive.

Va sottolineata però la costruzione di un personaggio Clown femminile

Teresa Bruno in ogni caso si è presentata con una forza dirompente, un clown al femminile con il suo perfetto carico di verve aggressiva e di soffio naïve. Una augusta convincente e buffa, e molto divertente nel piglio di varcare e attraversare tutto il palcoscenico, di spiazzare lo spazio facendo circo, di entrare come una figura attoriale e perdersi poi nella sua comicità che ci faceva tenerezza. Per dire: un clown femminile, in un contesto strano come il palcoscenico, potrebbe sviluppare scene molto interessanti, serve secondo me, più elaborazione drammaturgica proprio dello spazio del palcoscenico e delle sue contraddizioni per un clown .. Anzi una clown.

Infine. L’anatra e la morte, del Teatro Puntino Rosso di Paolo Sette. I bambini lo hanno premiato come loro “secondo spettacolo gradito”, per una incollatura dall’altro bellissimo spettacolo “Il carnevale degli animali” di e con Federico Pieri (vincitore del Premio Giuria dei Bambini). I nostri piccoli giurati sono stati attentissimi e non si sono fatti trascinare dal divertimento di altri spettacoli, pure graditissimi: sono stati più affascinati ancora dall’emozione.

Sul bellissimo lavoro di Paolo Sette molto è già stato detto. Paolo ha messo in scena con delicati burattini “La morte, l’anatra e il tulipano” di Wolf Erlbruch, ed ha scelto di creare i suoi burattini con una estetica molto vicina alle illustrazioni dello stesso Erlbruch. L’anatra come stupita e incantata col lungo becco, la morte delicata anche se in una icona che trascinava con sé l’immaginario medioevale di ogni ballata macabra.  

Paolo Sette non ha rimaneggiato la levità del capolavoro letterario per l’infanzia, e nemmeno quel senso di smarrimento e di tenerezza surreale che ha l’anatra come disegnata dallo stesso autore Erlbruch.

Paolo Sette, ha secondo me lo stesso candore dell’anatra, la stessa leggerezza carica di senso.

Così non ha alterato il percorso visivo del libro, un percorso soffiato di piccole cose che ci trascinano l’incantevole spettacolo della vita. Paolo Sette ha preso su di se, come un menestrello un capolavoro narrativo da far vivere, Grandissima semplicità di maestro.

Marianna de Leoni

Paolo Sette - Teatro Il Puntino rosso - L'Anatra e la Morte