HABITUS

Habitus: L’abito come dispositivo narrativo e spazio abitato

La radice del metodo: 

Habitus, Abito, Abitare Il fondamento teorico di questo percorso di ricerca affonda nella radice comune del verbo latino habere (avere, possedere). Da qui si genera una triade concettuale che definisce l’intera metodologia:

  • Habitus: la disposizione d’animo, la “forma” che l’essere umano assume nel tempo attraverso le sue consuetudini.
  • Abito: la manifestazione esterna dell’habitus, l’involucro  tessile e plastico attraverso cui estendiamo la nostra presenza nel mondo, con le fogge, le forme, i significati nel corso del tempo.
  • Abitare: il frequentativo habitare, inteso non come un semplice risiedere, ma come un “continuare ad avere”. È il gesto che trasforma uno spazio in una dimora protetta, esattamente come un abito che si indossa.

In questa cornice, l’abito cessa di essere rivestimento per farsi luogo drammaturgico. La distanza tra l’opera tessile e l’ambiente circostante si annulla, trasformando l’installazione o l’azione scenica in uno spazio intimamente vissuto.

Habitus è un metodo, un principio fondante di opere visive, plastiche e di textil Art he impiegheranno abiti come materia “coloristica e medium” e sempre, ogni volta, la Musica 

L’assoluta presenza dell’assenza

Habitus elegge l’abito a dispositivo narrativo, plastico e drammaturgico autonomo

Nel sottrarre la figura umana, la narrazione si fonda sul paradosso dell’assenza del corpo: è proprio questo vuoto a generare un’assoluta, vibrante presenza scenica. Svuotato dalla sua funzione d’uso, l’abito si afferma nello spazio come materia pittorica e scultorea. Che sia seta lucente, carta, o materia trattata con le tecniche più diverse, esso diventa un corpo teatrale indipendente. In questa autonomia riecheggiano suggestioni profonde, che spaziano dalla visione dei vestiti che danzano di Rosso di San Secondo, fino alla poetica del feticcio e dell’assenza del Teatro della Morte di Kantor.

L’abitare della Musica

Se il corpo fisico è assente, l’abito viene tuttavia costantemente “abitato”. Il trait d’union di ogni declinazione di Habitus è il dialogo ossimorico tra la forma tattile dell’abito e lo spazio sonoro. Attraverso la partitura dei soundscape originali di Claudio Rovagna, la musica assolve a una funzione drammaturgica precisa: agisce come forza invisibile che occupa lo spazio dell’abito, amplifica la vibrazione del “silenzio visivo” della materia e conferisce all’opera una dimensione immersiva totale.

L’abito si fa così dimora del suono; un’architettura visiva e acustica dove il tempo antico della tessitura e della materia incontra la risonanza della contemporaneità.

OPERE per HABITUS 2025-2026

Silent Wall guarda l’opera, ascolta la musica, leggi

Presenze guarda l’opera, ascolta la musica, leggi

L’abito della festa guarda l’opera, ascolta la musica, leggi

Una giornata di lavoro guarda l’opera, ascolta la musica, leggi

Graie

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