Mercoledì, 17 Luglio 2019

I tamburi dell'Imperatore - da "Imperatore Jones" di E. O' Neal

  • L’originale progetto congiunto di Marianna Leoni e Claudio Rovagna (per Specchi Sonori) e di Isabella Carloni (per Rovine Circolari) s’ispira a L’imperatore Jones di Eugene O’Neill,
 
Il grande drammaturgo statunitense, premio Nobel per la letteratura, uno dei padri del Teatro nordamericano, che già agli inizi del ‘900 fondeva nella drammaturgia immaginazione romantica, amaro realismo, mito classico e nuovi feticci, tinte metafisiche e immersioni psicanalitiche , slancio energico   e nostalgia di sogni .
Qui ne I tamburi dell’imperatore i piani di quella lettura restano lo sfondo su cui si sviluppa un’ulteriore ricerca: elementi di una drammaturgia visiva sonora e vocale, che rimettono in gioco lo stesso spazio scenico con l’intero spazio del teatro e con il luogo del pubblico diventano altrettanto fondanti della struttura creativa
Lo spettatore è immerso in uno spazio circolare a cui concorre tanto la drammaturgia testuale - il dramma di O’Neal, con intrecci e ombre di testi diversi - quanto immediatamente anche il meta-testo visivo e sonoro elaborato dal Teatro dei Luoghi di Marianna de Leoni e Claudio Rovagna per Specchi Sonori, che sfidano il luogo scenico, ricreandolo come scaturigine di un significato da vedere, ascoltare e vivere e dalla Drammaturgia della voce di Isabella Carloni ,per Rovine Circolari, che assume su di sé il compito di abitare quel luogo, di evocarlo o esplorarlo attraverso l’infinita gamma che passa tra la voce che dice e la voce che parla.
In questo spazio-isola, che esplode e si ricontrae, in un movimento vitale della scena, che coinvolge e ingloba la platea stessa, si muovono le figure di Jones e di Smithers (il suo alter ego o demone/accusatore)- protagonisti della vicenda: emergono dallo sfondo, come le figure di Bacon dalle loro campiture, per tornare a scomparirvi come nello spazio onirico.
In quello stesso spazio anche il pubblico viene a vivere in prima persona gli echi della vicenda, la fuga da sé, o l’essere rincorsi e vinti dalle proprie paure, e a “sapere” dell’inconsistenza del reale di fronte alla maestosa grandezza dei nostri sogni e dei nostri incubi.
Con la sfida del luogo scenico anche i sensi del dramma si frantumano e si amplificano lasciando emergere sensi nascosti: lo stesso gesto sacrificale insito nell’atto teatrale si insinua nella percezione di sé e di una realtà fatta illusione dentro e fuori dal teatro. Si affaccia dall’opera riattualizzata la condizione di un occidente contemporaneo, assediato dalla paura di un mondo diverso, un occidente che non vuole guardare le sue colpe e cerca di sfuggirle nel deserto vuoto di una presunta bellezza del palazzo. 
 
Rassegna "RICERCA DI TEATRO"  -  AMAT, Comune di Osimo Ass.to alla Cultura, A.S.S.O. , con il contributo di Regione Marche, MIBACT